Relazioni memorabili

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Momenti e relazioni memorabili: questione di feeling

Che siano incontri di un attimo, o che durino mesi o anni, i momenti e le relazioni memorabili sono quelle che ci hanno fatto sentire in modo memorabile, indimenticabile.

Sono quei momenti in cui ci siamo sentiti capiti in pieno, in sintonia con l’altro, in uno spazio-tempo quasi sospeso.

L’avete presente?

Può succedere con un amico, o con una persona appena incontrata, a volte anche in un’occasione di lavoro.

Sono quegli episodi che ci fanno dire “non mi sono reso conto del tempo che passava”.

Quei momenti, quegli episodi, non sono casuali.

Non so se ce li mandi l’universo.

Ma che ce li mandi l’universo oppure no, cosa si crea, cosa creiamo, come comunichiamo in quei momenti e in quelle relazioni memorabili?

E soprattutto, cosa possiamo fare per crearli più spesso?

Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto, le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non dimenticheranno mai come le hai fatte sentire. Maya Angelou Condividi il Tweet

La comunicazione efficace è un piatto prelibato fatto di ascolto, attenzione, accoglienza, importanza verso l’altro, gentilezza.

Proviamo a rifletterci insieme

Quando comunichiamo, se vogliamo ottenere una Relazione e comunicazione efficace, il primo scopo è quello di creare una relazione, un ponte con l’altro.

Perché senza relazione i messaggi non passano.

Quando non c’è relazione le nostre difese rimangono alzate e non ci predisponiamo ad accogliere né la comunicazione né l’altro.

E se le nostre difese restano alzate, rimaniamo chiusi nella nostra mappa senza dare la possibilità all’altro di conoscerla e di trovare le giuste chiavi.

Gli errori che alzano le nostre difese

Quali sono gli errori che involontariamente commettiamo quando comunichiamo e che ci fanno alzare le difese?

Quando siamo bambini impariamo a parlare, ce lo insegnano. Così come ci insegnano ad essere educati nel parlare. Ma raramente ci insegnano a comunicare bene.

Così, da adulti, senza rendercene conto, continuiamo a commettere errori che non vanno d’accordo con il nostro cervello rettiliano e limbico.

I più comuni sono questi:

  • non ascoltiamo
  • interrompiamo
  • facciamo una domanda senza ascoltare la risposta, concentrati come siamo alla domanda successiva che faremo
  • siamo distratti e non concentrati sull’altro
  • emettiamo giudizi, abituati come siamo a dividere il mondo in giusto o sbagliato, secondo le nostre convinzioni e i criteri della nostra cultura di appartenenza.

Li riconoscete?

Come vi sentite quando qualcuno vi parla ed è distratto, non vi ascolta, vi giudica, vi interrompe?

Non importanti, scontati, non amati.

In quel momento si crea una piccola crepa nella relazione.

Non lo facciamo perché siamo cattivi, piuttosto perché siamo impreparati, non abituati a comunicare efficacemente.

A volte addirittura pensiamo che la comunicazione efficace sia qualcosa riservata a motivatori, coach, venditori o peggio imbonitori.

Ma la comunicazione efficace è qualcosa che riguarda ciascuno di noi, perché ha a che fare con il nostro stare con gli altri, con il dialogo, con il nostro essere animali sociali.

La comunicazione efficace è qualcosa che riguarda ciascuno di noi, perché ha a che fare con il nostro stare con gli altri, con il dialogo, con il nostro essere animali sociali. Condividi il Tweet

Una questione di domande

Quando ci prepariamo ad un discorso con una persona, qual è la domanda più comune che ci facciamo?

“Cosa gli voglio dire?”

I più preparati in comunicazione efficacie si chiedono “che messaggio voglio che passi”.

Ma per una comunicazione che davvero crei una relazione dovremmo cambiare domanda.

Perché quando cambiamo domande, cambiano le risposte e quindi anche il nostro approccio e le nostre azioni.

Cosa succederebbe se partissimo dalla fine e ci chiedessimo “alla fine, come voglio che si senta, come vorrei farlo sentire?”.

Partire dalla fine

Tanti anni fa mi venne consigliato di leggere un libro, rivelatosi poi un bellissimo libro che consiglio.

Si tratta de “Le 7 regole per avere successo” (bruttissima traduzione del titolo originario “The 7 habits of higley effective People”), del grande Stephen Covey.

Il secondo punto, la seconda regola di cui parla Stephen Covey é:

Inizia partendo dalla fine.

La “fine” a cui si riferisce è la fine della nostra permanenza su questa terra.

La prima volta che ho letto questa frase mi ha creato un po’ di disagio. Si trattava pur sempre di immaginare la mia fine.

Ma in seguito, quella frase mi ha risuonato anche in altri contesti. Tanto da ripetermela in molte circostanze, compresi i momenti di relazione e comunicazione con gli altri.

Iniziare partendo dalla fine ci consente di crearci l’immagine, lo scenario migliore che vorremmo ottenere e per questo, anche di farci le domande migliori.

Immaginate cosa succederebbe se prima di un dialogo, anziché chiederci “cosa gli voglio/devo dire”, ci chiedessimo cose del tipo:

alla fine, come voglio che si senta?

Cosa voglio che gli rimanga di questo momento?

Cosa posso fare affinché questo succeda?

Anche se non possiamo avere la garanzia del risultato, dal momento che il tango si balla sempre in due, è probabile che avremo creato le condizioni per una relazione memorabile (non importa se di qualche minuto o per sempre).

E con un pizzico di fortuna, come una ciliegina su una torta, dopo aver creato con le nostre mani impasto e farcitura, potremo addirittura vivere momenti di feeling.

Questione di feeling

Spesso le nostre relazioni finiscono perché “non c’è più feeling”, o le ricordiamo con particolare piacere perché “c’era un feeling pazzesco”.

Ma cos’è questo feeling?

Scomodando Wikipedia, il feeling è un particolare stato emotivo per cui due o più persone provano contemporaneamente le stesse sensazioni o sentono una particolare vicinanza di affetto e reciprocità o un particolare trasporto che una persona prova verso qualcosa che ne occupa l’attenzione.

Stato emotivo.

Vicinanza di affetto.

Occupa l’attenzione.

Tutti ingredienti che possiamo mettere nella nostra torta solo se mettiamo attenzione su come si sta sentendo l’altro e su cosa vorremmo fargli provare.

Perché possiamo padroneggiare tutte le tecniche di comunicazione più evolute e raffinate, la linguistica, l’eloquio, ma senza il sentire, difficilmente potremo vivere ed offrire esperienze, momenti e relazioni memorabili.

Non è sempre facile, anzi, a volte è proprio difficile

Nella società in cui viviamo, i contesti in cui comunichiamo e le persone con cui entriamo in relazione sono tantissimi. E a volte difficili.

Andiamo di fretta.

Siamo presi da mille pensieri.

Incontriamo persone scontrose.

A volte siamo costretti ad avere a che fare con persone che non vorremmo vicine, dal capo, al collega, al fornitore, alla maestra di nostro figlio, alla mamma del suo amichetto.

Se abbiamo attività social o sul web, ci capita di gestire commenti sgradevoli.

Come fare in situazioni dove la cosa più spontanea che ci verrebbe da fare è rispondere fuoco su fuoco?

Al diavolo la relazione.

Vero, verissimo.

Ma cosa succede quando rispondiamo al fuoco con il fuoco? Possiamo solo contare le ferite, nostre e altrui. Magari non fisiche. Ma quelle emozionali, sì. Senza contare che prima o poi ne pagheremo il prezzo.

Perché rispondere con il fuoco, anche quando pensiamo di aver ragione, non fa che riempire un vaso di cicatrici, che piccole o grandi, alla lunga ci fanno vivere male.

Ma come spegnerlo?

Come rispondere al fuoco nemico per spegnerlo sul nascere?

Con l’ingrediente segreto chiamato gentilezza.

Ian Mclaren, scrittore e teologo scozzese (all’anagrafe John Watson), disse

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre.

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile, sempre. Ian Mclaren Condividi il Tweet

Cosa succederebbe se ci facessimo questa domanda davanti a certe situazioni e a certe persone?

Come cambierebbe la nostra risposta?

Risponderemmo ancora fuoco su fuoco?

Probabilmente no.

Potremmo addirittura trasformare uno scontro imminente in un momento memorabile.

Senza mai dimenticare, che la prima persona con cui allenarci, fare pratica, con la quale essere gentili, con la quale impegnarsi a vivere momenti indimenticabili e una relazione memorabile, siamo noi stessi.

Chiara Zerbini

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