Paura: quanto rende a chi la usa contro di noi

Tempo di lettura:  6 minuti

Cosa succede quando ciò da cui dobbiamo difenderci è proprio la paura?

La paura è uno dei più grandi patrimoni che ci vengono dati in dotazione come esseri animali, perché è quell’amica che ci protegge dai pericoli e che in una certa misura, rende più eccitante la nostra vita.

Ma la paura è anche la leva più forte per manipolarci e per il successo di certi business.

L’uso improprio della paura, infatti, può portare ricchezza e consensi (ai pochi), e al tempo stesso limitare la libertà di scelta e di pensiero (ai molti).

Per questo motivo, non dovremmo aver paura di aver paura, ma dovremmo aver paura di chi guadagna soldi e consensi dalla nostra paura.

Non dovremmo aver paura di aver paura, ma dovremmo aver paura di chi guadagna soldi e consensi dalla nostra paura. CZ Condividi il Tweet

Business da paura

Anni fa durante un corso, il relatore ci chiese “Qual è da sempre il maggior business?”

In molti tentarono di dare la risposta “giusta”, ma nessuno di noi ci riuscì.

La risposta era “La paura”.

La paura un business?

Era la prima volta che sentivo dire una cosa simile: è possibile fare leva sulla paura per fare soldi!

Ma bastò riflettere e guardarsi attorno un attimo, per trovare esempi di come il successo di certi business nasca dalla paura:

  • le banche esistono perché abbiamo paura che tenendo i soldi sotto il materasso ce li possano rubare,
  • l’industria farmaceutica fa soldi sulla nostra paura di ammalarci,
  • l’industria della cosmesi e della bellezza fa leva sulla paura di invecchiare,
  • sin dall’antichità l’uomo ha iniziato a vivere nelle caverne fino a costruirsi delle case per proteggersi da attacchi esterni,
  • avremmo potuto continuare con altre decine e decine di esempi.

È il nostro senso di autoconservazione che ci ha portato fino a qui – pensai -, sia come specie che come individui, che oggi ci porta a sottoscrivere polizze, conti correnti, a comprare certi prodotti e servizi.

E tutto sommato, il fatto che alcuni business nascano dalla paura e dal bisogno di sentirci al sicuro, non mi sembrava poi strano: prodotti e servizi nascono dai nostri bisogni. Rientra nella nostra normale umanità e nel gioco chiamato mercato che oggi definiamo marketing.

Ma cosa succede quando qualcuno decide usare la paura per manipolarci o per farne un business beffandosi delle persone, della loro salute psicofisica e della libertà di scelta, o peggio di pensiero?

Consensi da paura

Se è vero che il marketing serve per creare e vendere prodotti e servizi, ma anche idee.

E se è vero che certi business nascono dalla paura, allora la stessa cosa può valere per costruire adesioni alle proprie idee, consensi e potere.

È quello che ci insegna la storia.

Quante dittature sono nate da consensi fondati sulla paura di un nemico, vero o presunto?

Hitler, Mussolini, Stalin, giusto per citare quelli più vicini a noi, furono dapprima eletti con ampi consensi dal popolo, per la paura della povertà da un lato e, dall’altro l’illusione che le loro idee avrebbero portato più sicurezza.

Anche le religioni da sempre basano sulla paura dell’aldilà il monito all’obbedienza.

Perché da sempre gli esseri umani, davanti ad una paura che minaccia la sopravvivenza, sono disposti a rinunciare ad un po’ di libertà.

Da sempre gli esseri umani, davanti ad una paura che minaccia la sopravvivenza, sono disposti a rinunciare ad un po’ di libertà. Condividi il Tweet

Succede anche oggi

Senza voler esprimere alcun giudizio politico, molte campagne e discorsi elettorali nazionali ed esteri, sono incentrati sulla paura e sulla promessa di difenderci da qualche nemico interno o estero.

Eppure, se ci basassimo solo sui dati oggettivi, che danno la criminalità in diminuzione (fonte ISTAT https://www.istat.it/it/files//2016/12/07-Sicurezza-BES-2016.pdf), dovremmo sentirci più tranquilli e sicuri.

Certo, non è facile quando tutti i media non fanno che sottolineare solo le ragioni per cui dovremmo starcene chiusi in casa, protetti da sistemi alla fort knoks.

Secondo il Rapporto sulla Sicurezza del 2015, riportato dall’ISTAT, redatto dalla Commissione scientifica per la misurazione del benessere, “L’effetto amplificatore dei media influisce anche sulla preoccupazione di subire i reati (concern about crime), altro aspetto essenziale per rilevare la dimensione soggettiva della sicurezza”( https://www.istat.it/it/files//2015/11/Rapporto_sicurezza.pdf).

Il mio amico Prof. Domenico De Masi, sociologo di fama internazionale, dice che

“Quello in cui viviamo non è certamente un mondo perfetto, ma è il miglior mondo che l’umanità abbia mai conosciuto”.

Eppure, i media non fanno altro che parlarci di omicidi, crimini, guerre, attacchi terroristici.

Notizie, verità, fatti. Tutto verissimo.

Ma se ci fosse, e dico se, qualcuno che volesse aumentare il proprio potere dalla paura infusa nelle persone, non avrebbe anche l’interesse ad aumentare la percezione dei pericoli? Anche seminando terrore, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione?

E perché riescono ad influenzarci, per non dire a manipolarci, così tanto?

Tutta colpa del nostro cervello rettiliano

Secondo uno dei più grandi protagonisti della neuroscienza moderna, Paul MacLean, il nostro cervello è una struttura trinitaria (“triune brain”), nel senso che consta di tre formazioni sovrapposte: il cervello rettiliano, il cervello limbico o paleomammaliano e il neocervello.

Secondo questa teoria, avvalorata da dati sperimentali e clinici, il cervello rettiliano è sede delle emozioni (paura, terrore, rabbia, tristezza, idee strane, pessimismo, sentimenti paranoidi, vergogna) e ha a che fare con l’autoconservazione e la sopravvivenza.

Quando riceviamo un’informazione o uno stimolo dall’esterno, è il nostro cervello rettiliano che determina la reazione successiva, compreso il “lasciapassare” verso le altre due parti, deputate poi di elaborare l’informazione a livello cognitivo e razionale (perdonate la semplificazione che uso qui).

Ne deriverebbe che davanti ad uno stimolo che genera un’eccessiva paura, l’informazione non arriva alle altre parti, perché innesca una reazione di fuga o immobilità.

Per questo è così facile manipolarci

Perché quando qualcosa, o qualcuno, dall’esterno ci stimola un’eccessiva paura, siamo pronti ad aggrapparci a ciò che soddisfa nell’immediato il nostro bisogno di sicurezza.

Del resto, la storia insegna ancora una volta: attraverso la paura si manipolano le genti, che sia essa indotta dalla religione, dai mezzi di comunicazione, dalle dottrine, dagli stati, o da tutti quanti messi insieme.

Lo stesso Henry Kissinger, Segretario di Stato della presidenza americana Nixon, i cui metodi spregiudicati di azione politica, non escludevano pesanti interferenze su governi e politici stranieri, Italia compresa, diceva:

“Quello che ogni uomo teme è l’ignoto. Quando questo scenario si presenta si rinuncia volentieri ai propri diritti in cambio della garanzia del proprio benessere assicurata dal Governo Mondiale”.

Stando ad affermazioni come queste, attraverso la paura chi tiene i fili del mondo, può governarci a piacimento, accentrare il potere nelle proprie mani, esattamente come facevano imperatori e re un tempo, può decidere e influenzare cosa dobbiamo scegliere, come dobbiamo pensare.

E non so a voi, ma a me la cosa non piace affatto!

La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere). Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno. (Abraham Maslow)

Come possiamo difendere la nostra libertà di scelta e di pensiero?

Da sempre, la più grande arma contro chi vuole accentrare il potere è una sola: il pensiero critico.

È dal pensiero critico che nasce il libero arbitrio.

È grazie al pensiero critico che possiamo mettere dubbio, un dubbio costruttivo, a ciò che ci viene propinato.

Su che base?

Sulla base della propria conoscenza e della cultura.

Perché se dal pensiero critico, dalla capacità di analizzare e valutare le informazioni, nasce la libertà, è sull’ignoranza che si costruiscono il terrore e la paura.

È sull’ignoranza che si costruiscono i consensi di chi vuole limitare la libertà altrui per accrescere il proprio potere.

Mentre è sulla conoscenza che si costruiscono le più grandi rivoluzioni: quelle culturali.

Perché la conoscenza e la cultura sono il mezzo più potente di cui disponiamo per ampliare le nostre vedute, per vedere possibilità diverse.

Perché la conoscenza rende liberi.

Liberi di osare, liberi di essere se stessi, liberi di vivere secondo le proprie regole.

Gli uomini non sono prigionieri dei loro destini, ma sono solo prigionieri delle loro menti. (Franklin Delano Roosevelt)

Chiara Zerbini

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