La nostra intelligenza animale

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Intelligenza animale: è propria solo degli animali o anche dell’uomo?

Perché ci meravigliamo così tanto dell’intelligenza animale? Noi esseri evoluti a capo della catena alimentare abbiamo forse dimenticato la nostra natura umana?

Spesso osservando gli animali rimaniamo piacevolmente stupiti dalla loro intelligenza, senza pensare che quell’intelligenza animale appartiene anche a noi.

Quasi quattro anni fa, due splendidi micetti neri sono entrati a far parte della mia vita, Mercoledì e Pugsley, in ricordo della Famiglia Addams, la serie che ha accompagnato tutte le estati della mia infanzia e della mia adolescenza durante i pomeriggi delle vacanze estive.

Grazie a Mercoledì e Pugsley, ho adottato altri mici e ho iniziato un’attività di volontariato per cercare di lenire un po’ di quell’immenso dolore e violenza che tutt’ora subiscono cani e gatti.

Ogni volta che posso mi diverto a giocare con loro e ad osservarli.

Osservo il loro carattere, le abitudini che vengono a crearsi, le dinamiche tra loro e con me.

Un giorno ho fatto la riflessione che penso molti di noi abbiano fatto almeno una volta nella vita guardando gli animali: “quanto sono intelligenti”.

E così mi è partito un pensiero, uno di quei pensieri che viaggiano nella mente quando sei curioso di capire e conoscere.

Perché tanta meraviglia di fronte al manifestarsi dell’intelligenza animale?

E perché ci stupiamo quando “sembra che ci capiscano e che ci parlino”?

Non è forse vero che anche noi, nel comunicare, usiamo il linguaggio non verbale e paraverbale?

In comunicazione efficace, oggetto di studi fondamentale per un coach, formatori e venditori, ci insegnano e insegniamo che il linguaggio del corpo non è meno importante delle parole che diciamo. Che per dare forza alla nostra comunicazione il linguaggio del corpo deve essere coerente e in sintonia con le nostre parole. Che il modo in cui comunichiamo è più importante delle parole che scegliamo.

Negli animali sociali la capacità di comprendere anche i più lievi movimenti espressivi è così enormemente sviluppata proprio perché essi non comprendono la parola, proprio perché non sono in grado di parlare. Konrad Lorenz

Senza la pretesa di saperne quanto un etologo, ogni giorno osservo le manifestazioni di tale intelligenza, e ho realizzato che si tratta di comportamenti legati alla sopravvivenza, come quando un cucciolo o un adulto cerca di procurarsi il cibo.

Come quando mi seguono e mi fanno le fusa, quando mi guardano preoccupati uscir di casa, quando lo sono ancora di più se mi vedono con una valigia in mano, quando mi si accucciano addosso per ricevere affetto e calore. Oppure quando si mordono tra loro per scoprire il loro corpo e giocano per scoprire il mondo che li circonda.

Tutte azioni che hanno un unico scopo: la sopravvivenza fisica o emozionale (gli animali sono in grado di provare emozioni quanto noi, la differenza è che noi siamo in grado di elaborarle, o quanto meno dovremmo).

Ma questi comportamenti non sono forse anche propri della natura umana e quindi nostri? Che differenza c’è tra un cucciolo d’uomo e un cucciolo di gatto?

Nessuna. Entrambi nascono/nasciamo dotati di quell’intelligenza animale che ci consente di vivere e che ha consentito alle specie di adattarsi e sopravvivere all’estinzione.

Sì, è vero, noi umani abbiamo anche il cervello cognitivo, siamo dotati anche di un’altra forma di intelligenza, che ci consente di elaborare, consapevolizzare, proiettarci nel futuro, che ci ha consentito di costruirci case confortevoli, di cucinare gli alimenti, di cucirci i vestiti, di inventare internet, di andare su Marte.

Ma in tutto questo percorso non è che ci siamo persi un pezzo? Non è che abbiamo attribuito troppa importanza, se non tutto il merito, all’intelligenza diciamo razionale?

Forse nel considerarci essere evoluti ci siamo dimenticati della nostra parte più ancestrale, più istintiva, del nostro essere animale, ovvero della nostra vera natura umana.

Gli animali ci aiutano a ristabilire quell’immediato contatto con la sapiente realtà della natura che è andato perduto per l’uomo civilizzato. Konrad Lorenz

Quante volte ci diciamo: dovrei o avrei dovuto dare retta al mio istinto?

Nelle relazioni, nel lavoro, nella vendita, negli affari, le persone che hanno più successo, qualsiasi cosa significhi per ciascuno di noi, sono quelle che hanno mantenuto il contatto con quella nostra facoltà non razionale, non logica, non misurabile, ma che nessuno si sente di negare.

Purtroppo molti di noi, nel concentrarsi così tanto sul potere della mente cognitiva, hanno perso il contatto il proprio istinto e con la propria radice: l’intelligenza animale, il contatto con il proprio corpo, il rapporto con la natura, che è molto di più di un fine settimana in un agriturismo.

Siamo sempre così presi dalla nostra testa, dai nostri pensieri, dalle nostre elucubrazioni, che la mente ogni tanto si aggroviglia su sé stessa e fa tilt.

A volte si aggroviglia a tal punto da portarci ansia e depressione, o dal farci sentire minacciati anche quando non lo siamo oggettivamente, o addirittura dal farci diventare violenti (e non solo per proteggere noi o chi amiamo da pericoli reali).

Chissà se basterebbe ritrovare la nostra intelligenza animale, nel nostro corpo (di cui la mente è parte), nel momento presente, per vivere meglio, per avere relazioni più intime, più sane, e per godere di un po’ più di pace, come i miei amici mici?

Non so se basterebbe, ma sicuramente ci aiuterebbe molto.

E a chi mi dice che sta meglio con gli animali che con le persone rispondo: siamo tutti animali, solo di specie diverse, basta scegliere gli esemplari più adatti a noi, secondo le nostre regole.

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