Il passo più lungo della gamba

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“Non fare il passo più lungo della gamba”!

In che misura dovremmo tenere conto di questo detto popolare, che sembra voler dire: i tuoi piani sono realizzabili? Sei all’altezza dei tuoi progetti?

Mentre scrivo, siamo nel periodo dell’anno in cui più di tutti si fanno progetti e si pianificano obiettivi.

Secondo alcune definizioni tecniche come lo S.M.A.R.T., gli obiettivi per essere ben formulati, devono essere tra le altre cose realistici e realizzabili secondo le risorse disponibili e i vincoli.

Questo va forse a sostegno del detto popolare “non fare il passo più lungo della gamba”?

Forse no, ma sta di fatto che come ogni detto, fa parte della nostra cultura popolare e come tale può influenzarci come singole persone, nelle nostre convinzioni e nel nostro agire.  

A chi non è mai capitato di sentirsi dire “non fare il passo più lungo della gamba”?

A me è capitato spesso.

Dalle volte in cui ho deciso di fare qualcosa di nuovo e di fare della mia vita ciò che ritenevo più opportuno, alle volte in cui ho pianificato un progetto, qualcuno fisicamente presente o una voce nella mia testa mi ha messo in guardia dal volere qualcosa di più, qualcosa di diverso, qualcosa fatto a modo mio.

Il punto è che “non fare il passo più lungo della gamba” è uno di quei detti popolari infidi come una serpe, che arriva strisciando e ti colpisce senza che tu te ne renda conto, perché te lo può dire una persona cara che si preoccupa per te e al tempo stesso una persona che non ha mai avuto il coraggio di farlo quel passo.

Come discernere quindi se e quando dare ascolto ad un detto popolare, se non sei sicuro fino in fondo se ti viene detto per amore, per invidia, per debolezza o per riempirsi la bocca di una saggezza scadente come il vino in scatola?

Come dice Ligabue in una sua canzone “tieniteli tu i consigli che sono bravissimo a sbagliare anche da me”, da persona che ha sempre voluto ragionare con la propria testa, anche sbagliando, sin da adolescente ho cercato di non ascoltare quel detto che, pur sentendolo come un limite, continua a risuonarmi nella testa come un dubbio amletico “starò facendo il passo più lungo della mia gamba?”.

Il risultato? Tanto bene o tanto male.

Perché se da un lato il non averlo ascoltato mi ha permesso di costruirmi una vita appagante e ricca di soddisfazioni, dall’altro a volte il passo è stato davvero più lungo della gamba e le conseguenze sono state il ritrovarmi azzoppata come dopo una discesa mal riuscita di un paracadutista inesperto.

Saranno i fallimenti (giusto per chiamare le cose con il loro nome, a dispetto del pensiero positivo e del linguaggio trasformazionale), sarà l’età, ma anche oggi, mentre pianifico e progetto il mio 2019 ideale, mi ritrovo questa domanda in testa: starò facendo il passo più lungo della gamba?

Che tradotto significa: i miei obiettivi sono realizzabili? E sono all’altezza dei miei progetti? (Se state pensando che un coach non si dovrebbe fare queste domande, vi rassicuro sul fatto che un coach è né più né meno che una persona, con i suoi dubbi e i suoi pensieri).

Dall’altra parte, come per ogni detto popolare, preso solitamente come fonte di saggezza, anche per il “non fare il passo più lungo della gamba” esiste il suo opposto, “chi non risica non rosica”.

A quale fonte abbeverarsi dunque, se uno contraddice l’altro?

Forse è questa l’unica vera saggezza dei detti popolari: che non esiste un’unica verità valida per tutti e per tutte le situazioni.

Se è vero come è vero che la realtà della realtà (Paul Watzlavick), è che la realtà è ciò che ci disegniamo con i nostri pensieri e le nostre convinzioni, è meglio crearsi i propri detti e non dare retta ad una saggezza che trova la sua virtù solo nel contraddirsi?

Per aggiungere un po’ di confusione, penso ad una frase che ho sentito da Andrea Favaretto, mio coach da quindici anni, durante un suo corso:

Uno dei motivi per cui le persone non raggiungono i loro obiettivi, è che si sono abituati a non permettersi di volere ciò che vogliono veramente.

Quindi, se da un lato non devo fare il passo più lungo della gamba, ma dall’altro se non risico non rosico, se devo pianificare obiettivi e progetti realizzabili e realistici, ma dall’altro devo permettermi di volere ciò che voglio veramente, quale passo usare per disegnare il 2019 che vorrei?

Forse, così come un podista sceglie la propria specialità tra i diversi tipi di corsa, i cento metri piuttosto che il mezzofondo, in funzione delle sue caratteristiche, anche noi dovremmo decidere il tipo di passo in funzione delle nostre, piuttosto che solo sulla sua lunghezza della nostra gamba.

Potremmo dunque trasformare il detto “non fare il passo più lungo della tua gamba” in “non fare il passo diverso da te”?

Se mi guardo indietro con occhi e lenti di oggi, quello che mi portò a fallire nell’impresa di un’agenzia immobiliare di successo di quindici persone, non fu l’ambizione di pormi un obiettivo troppo alto, fu piuttosto il non conoscere a fondo le mie caratteristiche.

A quel tempo ero quello che viene definito battitore libero, molto lontano dall’essere manager e imprenditore, che deve saper guidare le persone.

A posteriori è fin troppo facile dirsi “come ho fatto a non pensarci”, ma se fossi stata consapevole non della lunghezza della mia gamba, ma di tutte le mie caratteristiche, non avrei rinunciato al mio progetto, ma avrei cercato quelle caratteristiche, o risorse per usare un linguaggio da coach, all’esterno. Forse in un consulente, forse in un coach, forse in un socio, o in un collaboratore.

Perché non dovremmo mai rinunciare ai nostri progetti, ai nostri sogni, a realizzare ciò che vogliamo davvero, in nome di una prudenza che immobilizza.

Ma dovremmo usare quella prudenza per prendere consapevolezza di chi siamo, di dove eccelliamo, di dove ci sentiamo nel nostro, per trovare risorse complementari che ci permettano di stare con i piedi per terra e di volare al tempo stesso.

Non si tratta del “se vuoi puoi” o del “butta il cuore oltre all’ostacolo” come un certo tipo di formazione e di messaggi disfunzionali vorrebbero farci credere. Né di essere o non essere all’altezza dei nostri progetti o di non fare il passo più lungo della gamba.

Si tratta di partire da noi stessi, per esaltare la nostra unicità e inserirla in un sistema funzionale che ci permetta di realizzarci.

Si tratta di conoscere la nostra gamba per fare il passo più lungo possibile.

Chiara Zerbini

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