Cos’è il coaching spiegato a Radio Godot

Tempo di lettura:  7 minuti

A Radio Godot, nella rubrica Autori Emergenti di Eleonora Marsella, spiego cos’è il coaching, cos’è l’uncoventional coaching, a cosa serve il coaching e perché ci si rivolge ad un coach.

Leggi la trascrizione della registrazione, oppure ascoltala cliccando su play.

Allora Chiara, spiegaci un pò.

Io coaching con me e nello specifico un Unconventional Coach.

Oggi con il termine coach o coaching vengono definite tantissime cose, tantissime attività. Esistono il coach sportivo, il coach nella cucina, il coach nelle più disparate professioni.

Questo termine, ormai declinato in così tanti modi, nasce da un’attività specifica che è un po’ quella del facilitatore.

Il coach quindi che cos’è?

È una persona a cui ti rivolgi perché vuoi ottenere un risultato, che può essere un risultato economico, una performance sportiva, un risultato lavorativo, oppure il miglioramento di una relazione o di un’altra situazione della vita.

Bene, quindi queste sono le tematiche che ti pongono le persone da raggiungere, no?

Serve per raggiungere con maggior facilità un risultato partendo da un punto A dato dalla situazione attuale, a un punto B che è dato dal risultato desiderato ecco oppure dall’obiettivo”.

Questi obiettivi sono generici oppure le persone ti spiegano il proprio a fondo, che ti posso dire, ti dicono voglio innamorarmi in generale, oppure voglio innamorarmi di una persona magari con quel nome lì?

Il primo punto fondamentale quando si fanno delle sessioni di coaching è proprio individuare l’obiettivo. L’obiettivo deve riguardare la persona, cioè non deve coinvolgere altre persone che tu mi hai detto voglio innamorami di, o voglio che tizio si innamori di me, contiene un errore perché noi possiamo lavorare sullo stato della persona, per metterla nelle migliori condizioni per raggiungere quell’obiettivo, ma dal momento in cui in questo caso viene coinvolta un’altra persona non puoi lavorare insegnando alla persona a manipolare fino a che quello si innamori di lei.

Ecco, diciamo che quello che dice Maurizio è la cartomanzia! Quindi devono essere obiettivi che io posso raggiungere da solo?

Sì, devono essere sotto la mia influenza e responsabilità.

Quali tipi di coaching

Nell’ambito dello sviluppo del coaching, si sono sviluppate diverse metodologie di coaching.

Il coaching più tradizionale, va a lavorare principalmente su un aspetto razionale: se voglio passare da un punto da A ad un punto B, il coach ti aiuta a far emergere o ad implementare tutte quelle abilità e quelle capacità e a predisporre un piano di azioni per raggiungere il punto B.

Questo ha però un limite: sarà capitato a tutti di trovarsi con tutta la più buona volontà, tante strategie, abilità e capacità per raggiungere un punto, un obiettivo, un risultato finale, ma poi a un certo punto sentirsi bloccati, confusi, un po’ svogliati. Perché succede questo? Perché mentre faccio delle azioni, mentre cerco di percorrere il cammino che mi porta all’obiettivo, possono subentrare delle interferenze, ovvero tutto un sistema interno nostro inconscio che ci genera conflitto, ci genera sabotaggio.

A questo possono correre in aiuto del coachng tradizionale altre discipline come la PNL (programmazione neuro linguistica).

Quindi praticamente, molte volte per raggiungere un obiettivo noi ci poniamo dei limiti da soli?

Esatto, sì.

In che modo riesci ad aiutare le persone ad eliminare questi limiti e non solo?

Ci sono tanti strumenti di cui disponiamo, strumenti che impariamo in anni ed anni di studi.

Esistono tante scuole e tanti percorsi e bisogna dire che sono solo l’inizio, perché per essere un coach di qualità bisogna studiare tanto, impegnarsi tanto e dedicare molto tempo alla ricerca e alla pratica.

Detto questo ci sono tanti strumenti, uno di questi ad esempio è la PNL (programmazione neuro linguistica), che noi usiamo, da un punto di vista linguistico e comunicativo”

Che cosa è la la PNL?

La PNL (programmazione neuro linguistica), è un insieme di strumenti che partono dallo studio del linguaggio per capire come questo influenza le nostre strategie.

Si tratta di tecniche per rendere una comunicazione più efficace e per far prendere coscienza e consapevolezza alla persona di quelle strategie che sono o più funzionali o meno funzionali.

L’unconventional coaching

Ad un certo punto, andando avanti come ti dicevo nella ricerca e negli studi, Andrea Favaretto che è il mio coach e anche colui che ha creato l’Unconventional Coaching School® di cui faccio parte, si è reso conto che c’era un presupposto in tutto questo sistema, che in un qualche modo dice “che persona devi diventare per raggiungere quel risultato”.

Ma se il messaggio è che ti devi riprogrammare, di fatto, puoi percepire, puoi incontrare una resistenza nel medio e lungo termine perché puoi sentirti in qualche modo violato e destrutturato.

Perché nel porsi degli obiettivi, c’è una domanda che andrebbe posta prima di tutto: “quegli obiettivi sono davvero in linea con te?”.

Ci sono tantissime persone che noi conosciamo ai corsi, nella nostra attività, che si pongono obiettivi, si sforzano molto per ottenerli ma poi non hanno quel senso di soddisfazione che dovrebbe essere insito nel raggiungere un obiettivo nel percorso.

Per quale motivo?

Perché spesso ci poniamo obiettivi frutto di condizionamenti esterni, come per esempio, il bisogno di approvazione, il bisogno di mostrare.

Quindi quando arriva l’obiettivo che noi non riteniamo essere proprio di noi stessi o perlomeno pensavamo che fosse ma poi non lo è, quando avviene, quando arriva anche grazie a voi, noi non abbiamo quel grado di soddisfazione quindi che ci dovrebbe essere quando si raggiunge un obiettivo importante?

Proprio così!

Ecco perché l’unconventional coaching ha fatto un passo in avanti dicendo: prima di tutto, prima ancora dell’obiettivo viene la persona, viene l’unicità della persona.

L’unicità è uno stato che proviamo e viviamo quando ci sentiamo nel nostro, quando sentiamo che una cosa ci appartiene veramente.

Andare a riscoprire quell’unicità, capire ciò che è in linea con noi, ciò che fa veramente per noi, ciò che ci amplifica la felicità e la soddisfazione, è la base dell’unconventional coaching.

A quel punto è la persona che definisce gli obiettivi in funzione di questo, e allora vedi, anche i sabotaggi e quelle interferenze svaniscono un po’ da sole.

Perché la vera soluzione non è quella di lavorare sui sabotaggi: tutti quanti abbiamo sabotaggi, tutti quanti abbiamo interferenze e possiamo vivere benissimo anche con quelle.

Viviamo meno bene nel momento in cui viviamo una vita che non sentiamo nostra, facciamo le cose che sentiamo che non ci appartengono.

Mentre se facciamo le cose che ci appartengono che sentiamo nostre, allora anche i sabotaggi e le paure, che è normale che ci siano, si spengono un po’ da sole. Da lì in poi, una volta definiti quegli obiettivi in linea con la persona, si può andare a lavorare con delle tecniche, degli strumenti per affinare le azioni, per fare delle azioni più raffinate, più efficaci, ma prima di tutto deve venire la persona.

Perché se non so chi sono, cosa mi fa stare bene, l’obiettivo che mi vado a porre rischia di non essere il mio.

Eleonora te quale obiettivo hai da raggiungere che vorresti magari raggiungere con l’aiuto, perché non riesci, non ti senti?

Questo è un quesito che mi è già stato fatto qualche mese fa forse da te non so in quale contesto ed io ho sempre detto che non ho obiettivi da raggiungere perché quello che vorrei raggiungere, poi il traguardo lo taglio sempre nel senso, sono una persona io molto pragmatica, tu che lavori con me lo sai benissimo, quindi non è che io…cioè non posso dire che non ho bisogno di, però devo dire che tutto quello che vorrei fare poi alla fine lo faccio sempre, quindi a questa domanda non saprei rispondere.

L’obiettivo può riguardare anche una cosa semplice?

L’obiettivo non deve essere necessariamente la conquista dell’America, per dire un obiettivo grande di alto valore per l’umanità, non necessariamente.

Dal momento in cui sappiamo cosa ci fa stare bene, se quello che ci fa stare bene è cucinare meglio per mio figlio, va bene anche quello.

La nostra società ci condiziona molto da questo punto di vista. Ci ha messo in testa un po’ che il successo debba essere qualche cosa di eclatante, che debba riguardare l’esaltazione, la ricchezza, il possedere cose materiali, una casa più bella, una macchina più bella. Va bene tutto se è quello che uno veramente vuole, ma se uno deve sacrificare la sua vita in nome di qualche cosa che non nasce da lui ma nasce solo perché in un qualche modo devi sentirti accettato nella società o conforme alla società, allora lì nascono o possono nascere le prime tristezze se vuoi, i primi malesseri.

Per questo il tipo di coaching unconventional che hai spiegato tu prima interviene proprio qui, per eliminare gli obiettivi che non sono poi sentiti veramente dalle persone che si rivolgono a voi?

Noi non vogliamo eliminare gli obiettivi, noi vogliamo eliminare le zavorre.

Ci sono dei principi fondamentali dell’unconventional coaching, uno dice togliere anziché aggiungere, per vivere con leggerezza, che non è superficialità.

Ad ognuno di noi sarà successo di essere in un momento quasi di grazia, di spensieratezza, magari di grande impegno, senza per questo provare stress.

Prima Eleonora diceva io non ho obiettivi da raggiungere. Mi ha riempito il cuore perché mi viene da pensare che Eleonora sia nella sua direzione. Eleonora non ha bisogno di porsi degli obiettivi perché a lei viene naturale, lei sta camminando lungo la sua direzione, in un qualche modo più o meno consapevolmente sa chi è, sa cosa vuole, le piace quello che fa e di conseguenza ogni cosa che le viene in mente, è dentro la sua direzione.

Non è detto che faccia parte del destino. Probabilmente c’è chi pensa che ognuno di noi nasca con una missione che dobbiamo compiere. Può darsi sì può darsi no.

Sicuramente ognuno di noi è unico, ha un’identità, ha un’essenza, essere connessi non in termini spirituali ma proprio essere centrati con questo ci permette di vivere bene, di vivere meglio, di affrontare anche i problemi della vita.

Il coaching non ti toglie i problemi della vita, i problemi sono parte del gioco.

Il fatto è che quando sei lungo la tua direzione, non hai anche tutte le altre zavorre di una vita pesante e che non ti piace e che non vorresti tua.

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