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CHIARA ZERBINI

Qualcosa di me

Qualcosa di me, Chiara Zerbini

Cosa tengo? Cosa elimino? Cosa racconto? Cosa evito per non annoiare?
Ecco: classiche domande quando ci si trova a scrivere un About Me. E io, da coach, me ne faccio anche qualcuna in più (non sia mai non bastassero…).
Per esempio: Chi sono io per me? Chi potrei essere per gli altri? Cosa può essere rilevante scrivere in questo sito?

Partiamo con una certezza: sono una persona molto pratica e diretta.
Mi piace il linguaggio onesto, chiaro, anche tagliente a volte, ma sempre costruttivo e rispettoso. Cerco relazioni basate sulla sincerità e difficilmente mi sentirete usare giri di parole.
Ma se questo è il punto di arrivo di 47 anni di storia, qual è stato il punto di partenza?

L’inizio della storia

Al netto del fatto che un’autobiografia è il racconto di come credi di aver vissuto, posso riassumere che la mia storia:

  • Inizia nel 1973, almeno su questa terra per chi crede che ci sia un prima e un dopo;
  • muove i primi passi in una famiglia che mi insegna l’affetto, l’onestà, il duro lavoro e il senso del dovere;
  • si sente subito stretta, forse per il mio carattere davvero un po’ ribelle, nel confine di un paesino di provincia di 700 abitanti, dove essere una ragazzina dark che leggeva Pirandello e si chiedeva il perché della propria esistenza era considerato decisamente “strano”;
  • mi catapulta inevitabilmente in città, a 19 anni, dove mi trasferisco alla ricerca di una vita più “vera”. Bologna era ed è bellissima, un sogno di città. Il mio sogno.

Questo è l’incipit della mia storia. Era importante iniziare da qui, perché il percorso alle nostre spalle è fondamentale per quello sotto i nostri piedi adesso.

Zero Additivi

Non lasciatevi intrappolare dai dogmi che vi portano a vivere secondo il pensiero altrui. Non lasciate che il rumore delle opinioni degli altri soffochi la vostra voce interiore.

Steve Jobs

La vendita: quando una professione ti sceglie

Piccolo salto temporale: vivevo vicino a Roma per amore e avevo poco più di 20 anni. Un giorno mi fu proposto di fare l’agente immobiliare. Niente cartellini da timbrare, molto spirito di iniziativa, tantissimo da imparare ogni giorno e soprattutto molte persone e mondi da conoscere. Decisi che era quello che faceva per me.

Ho sempre sognato un lavoro che mi facesse imparare molto, continuamente, soprattutto sulla natura umana, che esercita su di me un fascino fortissimo.
Non avrei pensato che questo mio desiderio di conoscenza si sarebbe realizzato nella vendita!
Per me vendere è entrare in contatto con le persone, con il loro mondo, con i loro desideri e la loro natura. Vendere è uno scambio, un continuo dialogo costruttivo. Un impegno al rispetto e alla costruzione di soddisfazione condivisa tra te e chi ti sta davanti. Per me una trattativa è come mettermi davanti a uno specchio, ascoltarmi, cercare di rendere felice me e chi mi sta davanti.

Tornata a Bologna, sono entrata in un importante gruppo immobiliare internazionale.

Prendete una ragazza di 28 anni, che sa fare bene un lavoro che ama, che si butta a capofitto nelle sfide, mettetela in un gruppo che le fornisce strumenti all’avanguardia e tanta formazione, e quasi inevitabilmente otterrete un Top Producer.

Così è stato per me. E questo mi ha resa molto soddisfatta, “di successo” e sempre più ambiziosa.

Per questo, ad un certo punto ho deciso di ingrandire la mia agenzia immobiliare, arrivando a creare un team di quindici persone.

È lì che ho capito che essere un bravo professionista non fa di te un imprenditore. Sono due cose molto diverse, che spesso vengono confuse.

Fare l’imprenditore implica una serie di competenze che sono completamente diverse dall’esercitare una professione. Competenze che possono essere acquisite. Ma che è meglio se le impari prima.

I momenti no ci sono, eccome

Non sempre le cose sono andate a gonfie vele. Negli anni ci sono stati momenti in cui ho fatto ricorso a una forza che non sapevo nemmeno di avere, a tutti gli strumenti di formazione e crescita personale che avevo imparato negli anni. E ne avessi avuti altri, avrei usato anche quelli!

Ma anche questo insegna tantissimo: ho vissuto sulla mia pelle l’immaturità delle imprese in Italia, ho avvertito la mancanza della cultura dell’errore (che ci insegnerebbe a prevedere i fallimenti anziché a non metterli in conto), ho vissuto la follia che ha portato un intero Paese a indebitarsi fino all’osso per acquistare case o per cercare di tenere in piedi aziende senza futuro.

E a un certo punto della mia storia, mi sono trovata all’angolo, con due avversari che non riuscivo a sconfiggere: la crisi finanziaria dovuta al crollo delle vendite e a mie scelte sbagliate e una crisi “valoriale”.

Iniziavo a pensare che gli unici progetti immobiliari davvero di valore nel futuro dell’Italia sarebbero stati quelli ad alta efficienza e sostenibilità. Dal mio punto di vista non c’era da raccontarsi tante storie: tutti gli altri erano da rifare o da demolire.

A quel punto, non riuscivo più a vendere.

Sono entrata in quello che nel coaching si chiama conflitto di valori: da una parte, per rispetto di chi mi affidava la vendita del suo immobile, avrei dovuto mettere in campo tutte le mie abilità di venditore, dall’altra non riuscivo a rassicurare l’acquirente sulla bontà dell’investimento che stava per fare, dal momento che ritenevo quell’immobile vecchio e obsoleto.

Che fare quindi?

Zero Additivi

Non mi piacciono le pillole indorate, non mi piacciono i giri di parole. Però amo la schiettezza, andare dritto al sodo e vivere nella luce dei risultati.

Chiara Zerbini

La svolta verso il Coaching

Durante la mia carriera immobiliare, oltre che alla formazione prettamente tecnica, mi ero appassionata a quella così detta trasversale (ovvero alle soft skills, per usare un linguaggio più moderno). Agli inizi degli anni Duemila avevo iniziato a studiare vendita, comunicazione, negoziazione, management, marketing, gestione delle risorse umane, crescita personale e tutto quello che pensavo potesse servirmi per svolgere al meglio il mio lavoro e a diventare un buon imprenditore.

Il mondo della formazione mi affascinava così tanto, che per circa due anni (parallelamente all’attività immobiliare) ho lavorato come responsabile commerciale di un’importante società di formazione e ho fondato una scuola dedicata agli agenti immobiliari, dove formavo ovviamente anche i miei agenti.

In piena crisi personale, confidando che un percorso di formazione mi avrebbe potuto chiarire le idee, mi iscrissi a una scuola di coaching in PNL (Programmazione Neuro Linguistica), l’Unconventional Coaching School® di Andrea Favaretto.

Ben presto ho capito che la professione di coach rispettava i requisiti che all’epoca mi avevano fatto scegliere di fare l’agente immobiliare, con un altro elemento: la possibilità di mettere insieme tutto quello che avevo imparato e tutte le mie esperienze, positive e negative, per affiancare le persone e le aziende in un percorso di autorealizzazione, di libertà e di miglioramento della loro vita personale e professionale.

Nel 2016 il capitolo di Chiara Zerbini come agente immobiliare era definitivamente chiuso e ne iniziava un altro incentrato sul coaching.

Una delle cose che i corsi di marketing e di personal branding mi hanno insegnato, è che quando inizi una nuova attività, tra le prime domande a cui devi darti risposta ci sono queste:

  • Qual è il valore che vuoi portare ai tuoi clienti?
  • Chi sono i tuoi clienti e perché dovrebbero scegliere te?

È qui che il marketing va a braccetto con il coaching. Perché sono domande che ti spingono a riflessioni profonde che non riguardano solo la tua professione, ma anche la tua vita, la tua persona.

Una su tutte: cosa mi caratterizza e mi distingue?

Così ho iniziato a unire i puntini della mia vita, di quello che avevo fatto, delle esperienze che avevo vissuto, di quello che avevo imparato e delle mie competenze.
Come diceva Steve Jobs

“Non è possibile unire i puntini guardando avanti. Si possono unire solo guardando al passato. Così avrete fiducia che in qualche modo i puntini si uniranno nel futuro.”

Unendo quei puntini, ho visto le immagini di due terreni di gioco:

da un lato il desiderio di portare le abilità e l’esperienza del coaching a quante più persone possibile, dall’altro quello di lavorare al fianco di imprenditori e manager per aiutarli a vincere le sfide e far prosperare le aziende in modo sano, perché come diceva Jack Welch “quando le aziende vincono, le persone crescono e prosperano”.

Dal primo è nato Coaching You, il mio progetto imprenditoriale che sviluppa corsi e percorsi di coaching online efficaci e smart.

Dal secondo è nato Coaching Zero Additivi, per manager, imprenditori e team di lavoro.

E la vendita?

Beh, quello è e sarà sempre il mio grande amore. Un amore che cerco di diffondere in Coaching You. Dove insegno ai nostri coach come lavorare con persone che vogliono aumentare e consolidare i loro risultati grazie a questa nobile arte.

E quando non sono una coach?

Di interessi ne ho tanti, in primis la lettura e i corsi che continuo inesorabilmente a seguire, le piante e le serie tv crime, ma di passione una. I gatti.
Sono una volontaria innamorata di queste creature uniche, emozionanti e magiche. Assolutamente uniche nel loro essere intelligentissime, dolci e allo stesso tempo indipendenti e forti. Dei veri coach a quattro zampe.

Istruzioni per l’uso di questo sito (e anche del mio coaching)

Come ti ho detto all’inizio, mi piace il linguaggio onesto, chiaro e a volte pungente. Mi piace infrangere lo status quo e andare oltre gli stereotipi.

Se deciderai di continuare a leggermi o di contattarmi per sapere qualcosa di più sul mio Coaching Zero Additivi, concedimi di essere dissacrante quando serve per rompere gli schemi e diretta quando penso che sia utile.

Contattatami per sapere qualcosa di più sul mio
Coaching Zero Additivi

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