C’è chi dice no

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C’è chi dice no e c’è chi dice sempre sì

NO è una parola magica perché quando diciamo no a qualcosa o qualcuno, stiamo dicendo sì a noi stessi.

E’ anche una delle prime parole che impariamo a dire da bambini: sarà un caso? Forse sì o forse no.

Allora perché da adulti ci viene spesso difficile?

Di solito, in molte occasioni, per convenienza, simpatia, costrizione o falsità, diciamo di sì. È la maniera peggiore per mettere in mostra la nostra personalità scadente. Bisogna avere il coraggio di dire no quando l’occasione lo richiede. Solo così non avremo rimpianti e saremo orgogliosi della nostra scelta. La vita è piena di sì sprecati e di no taciuti. (Romano Battaglia)

Ben educati o mal-istruiti?

La nostra educazione ci insegna fin dalla più tenera età, che è sbagliato dire no.

Ci dà precise istruzioni sul fatto che i bravi bambini non dicono no: non dicono no alla maestra, a mamma e papà, alle persone grandi.

Crescendo, ci portiamo dietro questo retaggio per cui le persone ben educate sono carine e gentili. Come se il presupposto per essere carini e gentili fosse dire di sì, confondendo l’essere educati con l’essere accondiscendenti.

Così, le istruzioni che vengono inserite nel nostro software, chiamato cervello, ci programmano su come essere persone socialmente accettate o antisociali.

Mi sono scocciato di sottostare alla legge del vivere civile che ti assoggetta a dire sì senza convinzione quando i no, convintissimi, ti saltano alla gola come tante bolle d’aria. (Eduardo De Filippo)

Quanto ci piace piacere

Alcuni di noi fanno del dire sempre sì un punto di forza.

Sono persone molto aggreganti, molto accoglienti, che hanno una estrema facilità di relazione perché piacciono a tutti. O perlomeno, non spaventano nessuno. Il loro essere accondiscendenti non mette gli altri sulla difensiva.

Come animali sociali quali siamo, amiamo piacere. E in certo qual modo abbiamo bisogno di piacere, anche quando non vogliamo ammetterlo. Siamo fatti così: ci siamo adattati a vivere in contesti sociali, differenti a seconda delle culture e delle epoche, perché questo ci da sicurezza, fisica ed emozionale.

Ecco che, se sommiamo questi due input che ci sono stati inseriti dall’esterno, non si dice di no e ci piace piacere, otteniamo un comodo SI’.

non si dice di no

+

ci piace piacere

=

un comodo SI’

Quando e perché il SI’ smette di essere comodo?

Immagina questo.

Un giorno abbiamo detto un SI’. Magari non eravamo tanto convinti. Ma non avevamo voglia di sostenere le motivazioni di un NO.

L’effetto di quel SI’ è stata l’approvazione altrui.

Ci è piaciuta.

Il nostro organismo ha rilasciato una serie di ormoni, tra cui endorfina e serotonina, che ci hanno dato un senso di appagamento anche fisico.

Ovviamente il nostro cervello ha registrato il tutto come un’esperienza dal segno positivo.

Un altro giorno, in un’altra situazione, abbiamo detto di NO.

Magari abbiamo dovuto motivarlo. Quasi sicuramente non abbiamo ricevuto approvazione dall’altro, che forse si è anche un po’ risentito e non ci ha tenuto in grande considerazione.

Il nostro organismo questa volta ha rilasciato ormoni diversi, tra cui adrenalina e cortisolo, che ci hanno dato un senso di agitazione e di stress.

Anche questa volta il nostro cervello ha registrato tutto. Non solo, ha sommato l’esperienza alle istruzioni che aveva già ricevuto dall’esterno (le persone educate non dicono no + abbiamo bisogno di piacere).

In che modo avrà classificato l’esperienza? Con tutta probabilità l’avrà messa nello scaffale delle cose scomode, che richiedono molta energia. E si sa, il nostro cervello per certi aspetti si comporta come un pigrone che vuole risparmiare energia. D’altra parte, con tutto quello ha da fare, possiamo capirlo.

Con queste premesse, la volta successiva, gli sarà più facile dire un No o un Sì?

Probabilmente un Sì.

Perché è la soluzione più facile.

I guai cominciano ad arrivare quando questa soluzione, non diventa più una soluzione che produce effetti positivi per tutto il nostro sistema di vita, ma solo una scorciatoia che prendiamo come soluzione momentanea.

Un po’ come continuare a prendere un antidolorifico invece di occuparci di ciò che mina il nostro organismo.

Nell’immediato ci fa stare bene, ma nel breve e lungo periodo diventa un problema.

Secondo Paul Watzlavick, lo psicologo che cito spesso per i suoi studi sulla comunicazione, solitamente una iniziale difficoltà viene trasformata in problema in seguito a quello che le persone cercano di fare nel tentativo di risolverla.

Così, un’iniziale difficoltà a dire di no, diventa un problema a seguito della tentata soluzione del dire SI’.

Impara a dire di no. Non lasciare che la tua bocca sovraccarichi la tua schiena. (Jim Rohn)

Evitare l’uso prolungato: nuoce alla salute

Se da un lato il dire sempre di SI’ ci da la sensazione, o l’illusione, di piacere a tutti, di evitare conflitti e discussioni, di essere popolari, cosa ci provoca dall’altro?

Così come si legge nei bugiardini dei farmaci: evitare l’uso prolungato, anche un uso prolungato del SI’ nuoce alla nostra salute, prima di tutto emotiva.

Dire sempre di SI’:

  • riduce la nostra autostima
  • riduce il nostro senso di autoefficacia
  • ci impedisce di vivere secondo le nostre regole
  • ci fa dimenticare chi siamo, in quanto finiamo con l’adattarci a misura degli altri
  • ostacola i nostri risultati
  • viola i nostri valori, ciò che è importante per noi
  • ci toglie potere e libertà
  • crea relazioni disfunzionali
  • genera alte aspettative negli altri, che prima o poi finiremo con il deludere
  • ci rende soggetti passivi
  • ci fa diventare bugiardi manipolatori, quando dal nostro SI’ ci aspettiamo qualcosa di pari valore dall’altro

Quando dici “Sì” a qualcuno assicurati di non dire “No” a te stesso. (Anonimo)

Impariamo a dire NO

Dopo quella lista di effetti collaterali indesiderati del dire sempre SI’, non è venuta voglia di dire qualche NO?

SI’? (scusate l’ironia)

Ma come fare?

Ai consenzienti seriali, all’inizio potrà richiedere un po’ di impegno, a loro giudicare quanto ne valga la pena.

Imparare a dire di NO equivale a rieducare la nostra mente. Questa volta però secondo criteri nostri, che ci appartengono, non di altri.

Gli step che faccio seguire nei programmi di coaching, che ho trovato efficaci negli anni, sono questi che seguono.

La prima cosa utile da fare, è ripartire da noi stessi.

Come?

Riflettendo su queste domande:

  1. chi sono io? Quali sono i miei valori? In cosa credo?
  2. Cosa voglio per la mia vita? Cosa mi fa stare bene?
  3. Quali regole voglio per la mia vita? Per le mie relazioni interpersonali, sentimentali, professionali.
  4. Quali regole sono derogabili e quali no?

Una volta fatto il punto su noi stessi, bisogna passare all’opera.

Davanti ad una richiesta, dovremmo chiederci:

  1. viola le mie regole?
  2. in caso affermativo: sono disposto per questa volta, e solo per questa, ad accettare questa violazione?
  3. quali no a me stesso sto dicendo?

E poi?

Come pronunciare il fatidico NO?

Se risulta troppo difficile, si può iniziare con un più accondiscendente NON ADESSO.

Le prime volte potrebbe non essere facile. Ma con il tempo, la nostra mente imparerà questa nuova istruzione e tutti i suoi effetti positivi, sia fisici che emozionali.

Il risultato?

Riprendersi in mano la propria vita, la propria libertà.

Relazioni più equilibrate.

Autostima e appagamento.

Non ne vale forse la pena?

​ La vera Libertà non è poter dire di sì, ma è riuscire a dire No (Anonimo)

Chiara Zerbini

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