fbpx

Buttare il cuore oltre l’ostacolo

Buttare il cuore oltre l’ostacolo

Come lanciarsi in un sogno
con il paracadute

Buttare il cuore oltre l’ostacolo è una frase “programmata” ad avere uno scopo: quella di generare forti emozioni. “Vuole” spingerci verso qualcosa che non siamo certi di voler affrontare, che ci spaventa o ci crea un conflitto interno. Come fa una frase a “voler fare qualcosa”, lo spiega la PNL da anni.

Le emozioni evocate motivano e danno slancio, ci stimolano a superare i nostri limiti, ma spesso si traducono in un lancio senza paracadute. Perché più spostiamo l’asticella dei limiti che vogliamo superare, più diventa pericoloso cercare di superarli.

Quando diciamo o ci diciamo di buttare il cuore oltre l’ostacolo, siamo davvero consapevoli delle conseguenze? Cerchiamo di capirci di più.

La PNL

Vuoi sapere cos’è la PNL e come nascono le “programmazioni linguistiche”?
Leggi quel che ho scritto in proposito!

Perseguire un sogno: la delicata armonia tra visione e prudenza

Qualche giorno fa mi ronzava una domanda in testa: quante volte nel buttare il cuore oltre all’ostacolo, nell’inseguire i nostri sogni, le nostre speranze, non teniamo conto dei rischi e delle effettive probabilità di successo di quel progetto?

Il dubbio ha preso forma concreta dopo aver ascoltato l’intervento di un professore di estimo e valutazioni che commentava un progetto immobiliare e che parlava della distinzione tra sogno, speranza e probabilità. Anche se il contesto era, appunto, quello immobiliare, il parallelismo con i progetti aziendali in genere mi è venuto spontaneo.

Cosa succederebbe, c’è da chiedersi, se nel fare progetti e pianificare obiettivi, considerassimo ogni probabilità e ci preparassimo anche allo scenario peggiore?

Smetteremmo di seguire quel sogno e abbandoneremmo il progetto, oppure forse lo affronteremmo con maggior consapevolezza e preparazione?

Se dovessimo stare alla definizione del vocabolario di “sogno”, forse ogni slancio morirebbe sul nascere (Sogno: in senso figurato, immaginazione vana, fantastica, di cose irrealizzabili*).

La cultura del successo personale nata nel secolo scorso ha però trasformato questo significato in qualcosa di diverso. Di motivante. Di possibile. Per visionari e coraggiosi. “Segui i tuoi sogni!” è diventato uno degli slogan più citati in libri, corsi di formazione motivazionale, post sui social, addirittura magliette e tazze per la colazione.

Un risvolto molto positivo è stata la nascita di imprese ed aziende create grazie al coraggio di persone visionarie che hanno creduto nelle loro idee, anche quando il mondo gli diceva che erano impossibili da realizzare.

Il rovescio della medaglia, sono state le imprese non riuscite. I fallimenti di tutti coloro che ci hanno creduto troppo, con ostinazione. Perché per ogni biografia di personaggi che hanno compiuto imprese eroiche, chissà quanto se ne potrebbero scrivere di chi non ce l’ha fatta. Forse, sarebbero altrettanto utili.

Chi ha effettivamente realizzato il suo sogno, la sua visione, l’ha fatto con l’audacia di chi butta il cuore oltre all’ostacolo o l’ha fatto con la testa sulle spalle armato di prudenza e saggezza?

In poche parole: per perseguire i propri sogni, come si fa a decidere se seguire una coraggiosa visione o una saggia prudenza?

Esiste un modo per mantenere armonia tra la visione e la prudenza, tra l’audacia e la saggezza?

Dal sogno all’obiettivo: una questione di strategia

Una famosa frase di Napolen Hill (autore del best seller “Pensa e arricchisci te stesso”, consigliatissimo se non l’avete ancora letto), recita che “Un obiettivo è un sogno con una scadenza”.

Adoro Napoleon Hill e le sue citazioni. Ma quello di cui a volte non si tiene conto di una citazione, sono i principi e i pensieri che stanno alla base. Napoleon Hill (26 ottobre 1883 – 8 novembre 1970), fu uno dei primi scrittori e produttori del moderno genere letterario del successo personale. In “Pensa e arricchisci te stesso”, tra i principi per la “strada per la ricchezza” inserì la “programmazione organizzata”.

Anche secondo l’autore di questa citazione, non basta mettere una scadenza ad un sogno per ottenere un obiettivo.

Servono pianificazione, organizzazione e strategia.

Zero Additivi

Non basta mettere una scadenza a un sogno
per ottenere un obiettivo

Chiara Zerbini

Soprattutto in un contesto socio economico come quello in cui viviamo, dove i costi di produzione di un prodotto o un servizio sono altissimi e l’offerta (e quindi la concorrenza) è elevata, perseguire un sogno richiede una strategia preventiva. Solo così possiamo limitare i rischi, i danni e le ossa rotte.

Durante le sessioni di executive coaching o di business coaching con manager o imprenditori che vogliono realizzare un obiettivo o un progetto, mi soffermo molto sulla parte strategica.

A volte mi sento rispondere “non ho tempo per tutta questa pianificazione”.

Allora racconto la storiella del boscaiolo, una versione rivisitata di quella riportata nel libro di Stephen Covey “Le 7 regole per avere successo” (altro libro consigliatissimo da leggere e rileggere).

Un giorno un passante vide un boscaiolo, molto affaticato, che segava un albero. Notò che la lama della sua sega era consumata. Alché gli disse “buonuomo, la sua sega è consumata. Farebbe meno fatica e impiegherebbe meno tempo con una sega affilata”. Il boscaiolo gli rispose “Lo so, ma non ho tempo per affilarla, devo segare questo albero”.

Il messaggio di questa storiella è chiaro: meglio prendersi del tempo per affilare la lama, per preparare una strategia, per non fare la fine del boscaiolo.

Un metodo per pianificare una strategia

Negli anni ho incontrato e interiorizzato tanti strumenti per pianificare progetti e obiettivi, per considerare rischi e minacce.

Alcuni di questi sono molto efficaci (in grado quindi di produrre il risultato), altri meno semplici e immediati e quindi poco efficienti (perché richiedono un dispendio molto alto di risorse). Ma spessissimo hanno dei limiti.

Il più delle volte sono sviluppati su un piano o troppo razionale o troppo emotivo e per questo, non sono in grado di uscire dal dilemma tra sogno e visione da un lato, probabilità e realtà dall’altra.

La peggior lacuna inoltre, è che spesso questi strumenti si limitano a considerare i possibili rischi lungo il percorso, senza prendere in considerazione l’impatto e le conseguenze dell’averlo raggiunto.

Perché, tanto più siamo temerari e visionari da buttare il cuore oltre l’ostacolo, tanto più rischiamo di innamorarci troppo dei nostri sogni e:

  1. di non tener conto dei rischi che corriamo nel perseguire quegli obiettivi
  2. di non tenere conto delle implicazioni che può avere il raggiungere un così grande traguardo.

Ecco perché un metodo che utilizzo per pianificare una strategia preventiva, che permetta di realizzare un sogno, un progetto o un obiettivo, è un mix di strumenti.

Questi strumenti sono:

  • l’analisi SWOT
  • la peggiore fantasia: l’incubo che ci fa bene guardare
  • lo scenario peggiore: quando un risultato positivo ha effetti negativi
  • il visual squash

Vuoi sapere come usare questi strumenti per pianificare i tuoi obiettivi? Scrivimi qui!

L’analisi SWOT

L’analisi SWOT (o matrice SWOT) è uno strumento usato per valutare i punti di forza (Strengths), le debolezze (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o in un’impresa. Utilissima in ogni situazione in cui un’organizzazione o una persona debba prendere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo.

Solitamente, la parte su cui mi soffermo di più è l’analisi dei punti di debolezza (che riguardano fattori interni, personali o dell’azienda) e delle minacce (che riguardano i fattori esterni, come il mercato, la concorrenza, il contesto socio economico).

Perché?

Per tre motivi principali:

  1. sono le minacce e le debolezze che se sottovalutate possono portarci dritti contro un platano (da dove vengo io le strade sono affiancate da questi alberi e sappiamo bene che se ci finisci contro in auto tu ti fai molto male, mentre loro non si spostano e al massimo riportano un graffio);
  2. la tendenza di chi vuole perseguire un sogno è quella di non prenderli troppo in considerazione, quasi a volerli esorcizzare con l’indifferenza. Inoltre, le persone audaci e visionarie hanno specifiche caratteristiche (o metaprogrammi) che spesso le portano a non calcolare tutti i possibili rischi;
  3. le minacce, proprio perché riguardano anche la concorrenza, se analizzate bene ci danno un vantaggio competitivo notevole: saperle affrontare e neutralizzarle diventano opportunità che forse la concorrenza non ha preso in considerazione.

Infine, questa prima fase di lavoro mi apre la porta alla seconda.

La peggiore fantasia: l’incubo che ci fa bene guardare

La seconda fase l’ho trovata in uno strumento che nel Problem Solving Strategico® del Prof. Giorgio Nardone, viene chiamato la peggiore fantasia.

Davanti ad una visione, a un sogno, nel pianificare il progetto e gli obiettivi che ci dovrebbero portare a realizzarlo, è utile farsi questa domanda:

qual è la cosa peggiore, la peggiore fantasia che potrebbe succedere nel raggiungere il risultato?

La risposta a questa domanda consiste nell’elencare tutte le debolezze e le minacce peggiori e possibili. Anche lavorando un po’ di fantasia (escludendo cose come la caduta di uno steroide).

Dopo aver dato le risposte, si prendono una per una e ci si chiede:

“sono pronto per far fronte a quell’evento?”

Se la risposta è sì, allora si procede con la seconda.

In caso di risposta negativa, dovremmo avere il coraggio di rimandare la partenza del progetto fino a quando non saremo pronti a sostenere tutte le conseguenze, anche le peggiori, delle nostre scelte.

Allora sì che potremo buttare il cuore oltre l’ostacolo, perché l’avremo dotato di paracadute.

Lo scenario peggiore: quando un risultato positivo ha effetti negativi

Un’altra domanda che è bene porsi per pianificare strategicamente un obiettivo è questa:

quale potrebbe essere lo scenario peggiore una volta raggiunto il risultato?

Ogni scelta, ogni risultato, anche se è quello che vogliamo, porta delle conseguenze, che possono essere positive da un lato, meno da un altro.

Le probabilità che i nostri sogni, i nostri obiettivi e le nostre speranze, una volta realizzati, abbiano anche impatti negativi sulle nostre attività e sulla nostra vita, possono essere più alti di quanto pensiamo. Soprattutto se preda del nostro entusiasmo, non li mettiamo in conto. Soprattutto se non sono sotto il nostro controllo.

Un breve esempio per capirsi: il biocarburante. Nato da un’idea dell’Ingegner Expedito Parente per contrastare l’inquinamento atmosferico causato dalle emissioni di CO2 e altri derivati dei carburanti fossili, ha finito con il diventare causa di inquinamento per il disboscamento di migliaia di ettari della foresta amazzonica per la costruzione di impianti a biomassa.

Un altro esempio: se il mio obiettivo fosse aprire un’altra linea di prodotto o servizio, potrei correre il rischio di sbrandizzare la mia attività, con la conseguenza che tutto il lavoro fatto in passato per posizionarmi sul mercato venga vanificato.

Un ultimo esempio?

Se per portare avanti una grande impresa devo occupare tutto il mio tempo, la mia famiglia o la mia salute potrebbero risentirne.

Cosa fare dunque davanti a questo rischio ulteriore?

Ancora una volta la risposta è prepararsi. Pianificare in modo strategico ed ecologico (inteso come “che tiene conto di tutte le implicazioni).

E se mi trovo davanti ad un dilemma? Ad un bivio?

È qui che possono rivelarsi conflitti interni che non sapevo di avere, perché spesso ne siamo inconsapevoli.

Ed è qui che entra in gioco l’ultimo strumento.

Visual Squash: visualizzare per credere

C’è una tecnica in PNL (Programmazione Neuro Linguistica), chiamata Visual Squash, nata per risolvere conflitti interni: proprio quando, cioè, una parte di noi ci dice una cosa e l’altra l’opposto.

Come in questo caso. Al cuore ci teniamo: vogliamo davvero buttarlo al di là di un ostacolo che non sappiamo cosa ha dietro?

Il Visual Squash consiste nel far dialogare e negoziare le due parti per trovare un terzo punto di vista, una terza soluzione, che unisca l’intenzione positiva dell’una e dell’altra, senza necessariamente scendere a compromessi.

Essendo di fatto una negoziazione, il Visual Squash è una tecnica che adoro così tanto, che spesso la uso anche in contesti diversi da quello per cui è nata, ad esempio quando, come in questo caso, mi trovo davanti a un dilemma o ad una dicotomia. Oppure quando un imprenditore o un manager deve scegliere tra due soluzioni opposte.

Quale potrebbe essere una negoziazione possibile tra il buttare il cuore oltre all’ostacolo e l’andare con i piedi di piombo?

Seguire i sogni, perseguire obiettivi e visioni, a volte rende raggiungibile ciò che inizialmente sembrava irrealizzabile, ma allo stesso tempo può far finire noi e le nostre aziende con le ossa rotte.

Mentre andare con i piedi di piombo ci può proteggere le ossa, ma allo stesso tempo rischia di portare allo stallo le nostre attività (e anche di rendere grigia la nostra vita).

La cosa migliore, potrebbe consistere nel perseguire obiettivi e visioni, pianificando prudentemente e strategicamente le nostre azioni.

Banale?

Forse sì!

Ma il come non lo è altrettanto.

Perseguire un sogno: la consapevolezza delle conseguenze è la chiave

Il paracadute di cui abbiamo parlato è quindi la consapevolezza delle nostre azioni: sapere e aver calcolato precedentemente perché le facciamo e le conseguenze che possono avere, E qui sta la chiave di tutto.

Perché spesso, non è tanto il sapere cosa fare che fa la differenza, quanto il come farlo strategicamente, in modo efficace ed efficiente.

Per riassumere, possiamo essere manager e imprenditori audaci e visionari e soprattutto persone, che buttano il cuore oltre l’ostacolo per realizzare i nostri sogni, raggiungere gli obiettivi più ambiziosi, limitando il rischio di rompere le ossa, nostre e della nostra azienda?

Sì, se seguiamo questi accorgimenti:

  1. Davanti al dilemma “perseguire i propri obiettivi più ambiziosi vs guidare con prudenza la propria attività e la propria vita”, cercare una soluzione o una modalità strategica che tenga conto degli aspetti positivi dell’una e dell’altra.
  2. Prepararsi alla peggiore fantasia: avere il coraggio di guardare in faccia anche all’incubo peggiore e prepararsi alla malaugurata ipotesi che si avveri.
  3. Prepararsi allo scenario peggiore: “quali sono le cose peggiori che potrebbero succedere una volta raggiunto quel risultato? Io e la mia azienda siamo pronti a quello scenario?

In questo modo potremo buttare il cuore oltre l’ostacolo, in modo strategico e pianificato. Calcolando quanto più possibile i rischi.

Perché possiamo seguire i nostri sogni, essere visionari, affrontare le sfide, anche con la schiena dritta e la testa ben piantata sulle spalle.

Vuoi leggere anche i nuovi articoli? Iscriviti alla newsletter!

Iscriviti alla mia newsletter!

Ti invierò i miei articoli e le mie risorse gratuite

Don`t copy text!
Send this to a friend