A proposito di crescita personale

Tempo di lettura:  8 minuti

Quando ti occupi di crescita personale, cosa vedi allo specchio?

Qualche giorno fa, mentre stavo facendo una sessione di coaching di crescita personale, mi sono trovata ancora una volta davanti allo specchio.

La cliente ha iniziato parlandomi di lei, della sua situazione, del perché si fosse rivolta a me, di come si sentisse in un qualche modo bloccata.

Come lei, le persone che decidono di fare un percorso di coaching, si aspettano che il coach possa guidarle ad uscire dal guado.

E tu, dopo tanti anni di studi, centinaia di ore di formazione sulla crescita personale, ti aspetti da te stesso di riuscire a farlo. Il presupposto tacito è che tu da quel guado ci sia già uscito.

Ma cosa succede quando mentre la persona parla, ti sembra che stia parlando di te?

Cosa succede quando ti sembra di trovarti davanti allo specchio e vedi qualcosa che non hai ancora risolto?

Puoi ancora tenere la schiena dritta e la testa alta, forte della sicurezza della tua esperienza? Oppure chini il capo e ti fai un bagno di umiltà, ricordandoti che per quante volte tu abbia saputo uscirci, tante altre volte ti ci troverai in quel guado?

L’umiltà è la virtù più difficile da conquistare; niente di più duro a morire del desiderio di pensar bene di sé stessi. (Thomas Eliot)

Siamo esseri imperfetti

Chi lavora nella crescita personale ha la fortuna e il privilegio di conoscere strumenti che possono aiutarti nella vita, nelle relazioni, nel lavoro. (e ha anche la responsabilità di usarli nel modo corretto e per i giusti scopi).

Forse è per questo motivo che quando ti occupi di coaching e di crescita personale, incontri persone che si aspettano che tu abbia soluzioni per i loro problemi. Spesso, si aspettano che tu sia riuscito a metterle in pratica su di te e che, grazie a questo, tu abbia sconfitto i tuoi demoni, e abbia raggiunto la pace interiore. In pratica una sorte di illuminazione. Una condizione in cui la tua vita personale e professionale rasenti la perfezione.

Il guaio è che a volte finisci con l’aspettartelo da te stesso.

Così, mentre dici agli altri che la chiave è accettare le proprie debolezze, smetti di accettare le tue. Non ti permetti di avere giornate storte, di arrabbiarti, di aver delle difficoltà, di comunicare male.

In cuor tuo sai che è sbagliato, ma vorresti dimenticare che anche tu vivi le stesse miserie, gli stessi lati oscuri come qualsiasi altro essere mortale. E che anche tu hai diritto di concedertelo. Sei umano. E questo dovrebbe bastare, senza bisogno di auto flagellarti.

Perché quando ti tieni a mente di essere un normale essere umano, con pregi e difetti, allora puoi concederti di mostrare a te stesso e agli altri le tue debolezze e la tua imperfezione.

Quando ti tieni a mente di essere un normale essere umano, con pregi e difetti, allora puoi concederti di mostrare a te stesso e agli altri le tue debolezze e la tua imperfezione. Condividi il Tweet

Una grande liberazione.

Se l’imperfetto viene definito come un male, allora ogni cosa diviene un male, perché ogni cosa è imperfetta. (Abraham Maslow)

Questioni di ego

Di solito, le persone che lavorano nella crescita personale, sono animate dal desiderio di aiutare gli altri. Spesso sono, e siamo, persone che dopo aver frequentato percorsi di sviluppo personale e averne tratto un grande beneficio, sono desiderose di condividere queste esperienze e di divulgarne i concetti.

Abbiamo talmente apprezzato e applaudito il formatore di turno, da dire “voglio farlo anche io”.

Così, ad un certo punto ti trovi, o pensi di trovarti, con strumenti in più rispetto alla media.

I guai cominciano quando finisci con il pensare di avere una marcia in più, di essere un po’ meglio degli altri.

Mentre l’ego si gonfia.

Tutto normale.

Abbiamo tutti un ego. Un ego da soddisfare. Un ego che spesso viene giudicato male, guardato con diffidenza come il re dei demoni dentro di noi.

Ma il nostro ego fa solo la sua parte, fa la parte dell’ego. Di quello che desidera, di colui che ambisce a qualcosa di meglio.

Tutto normale, niente di male.

Un po’ come certe sostanze, che in giuste dosi curano e in dosi eccessive creano dipendenza, è l’eccesso di ego che diventa una droga che ti annebbia la vista.

E con la vista annebbiata, perdi di vista i punti essenziali:

  • che non hai verità in tasca, al massimo verità che vanno bene per te ora, che tuttalpiù più mettere a disposizione, lasciando che gli altri ne facciano l’uso che credono più appropriato per loro
  • che l’unico modo per astenersi dal giudizio (condizione fondamentale durante una sessione di coaching) è non giudicare se stessi
  • che per accogliere le imperfezioni altrui, devi prima accogliere le tue

Quando perdi di vista questi punti essenziali, finisci con il credere talmente tanto nell’immagine ideale di te, da dimenticare di essere una persona. Quella persona con le sue miserie e i suoi demoni, non ancora sconfitti. Che ogni tanto si ripresentano. Ti bussano alla porta, ti compaiono allo specchio, infrangendolo. Infrangendo quelle certezze che ti eri costruito.

La vita si vive nell’incertezza, per quanto ci si sforzi del contrario. Ogni decisione è condannata a essere arbitraria; nessuna sarà esente da rischi e assicurata contro insuccesso e rimpianti tardivi. Per ogni argomento a favore di una scelta si trova un argomento contrario non meno pesante. (Zygmunt Bauman)

Il ciclo dell’arroganza

Proprio mentre scrivo queste righe, mi arriva una newsletter di Dario Vignali, imprenditore con un bellissimo business nei corsi di marketing on line. (se non lo conosci ti consiglio di buttare un occhio a Dario Vignali anche se non sei interessato al marketing).

Parla di Mo Gawdat (ex Chief Business Officer di Google X) e delle sue riflessioni sul ciclo dell’arroganza.

Il ciclo dell’arroganza è uno schema di comportamento e d’interpretazione della realtà, che ci aiuta a capire il come si creano e modificano le nostre convinzioni, su noi stessi o sul mondo.

Secondo questo schema, che mi è piaciuto per la sua semplicità, avviene questo:

  1. facciamo una scoperta, o impariamo qualcosa di nuovo
  2. questa cosa all’inizio suscita dibattito, dissenso o diffidenza, finché prove ed esperienze che ci sembrano inconfutabili ci portano a ritenere la nuova cosa come affidabile.
  3. Ne deriva il consenso: la scoperta o la nuova informazione viene accettata come dato di fatto. È nata una convinzione: qualcosa che riteniamo vero. Che riguarda noi o il mondo esterno.

Anche se non esiste un’unica verità, una sola realtà, come esseri umani, tendiamo ad essere molto legati alle nostre convinzioni. Rappresentano il modo in cui filtriamo e interpretiamo il mondo. Ci danno sicurezza e importanza. Siamo pronti a difenderle. Non ci piace che vengano contraddette. Per questo tendiamo a frequentare persone con le nostre stesse convinzioni.
Di nuovo, tutto normale, niente di male.
Il bello, o il brutto, arriva qui.

4. Quando la convinzione di essere in possesso di un sapere certo ci porta all’atteggiamento dell’arroganza. Ovvero, alla convinzione di avere scoperto una verità assoluta: quel sapere è diventato un dogma e lo difendiamo a spada tratta, ignorando ogni obiezione che ci viene fatta.

Cosa succede quando la convinzione che ci siamo fatti su di noi corrisponde all’ideale di noi stessi, al modo in cui pensiamo di dover essere? Quando siamo convinti di essere un po’ meglio degli altri? Di non dover far più i conti con le nostre debolezze?

Diventiamo arroganti. Della peggior specie forse. Ci comportiamo e parliamo come se fossimo maestri, dispensatori di verità universali. Quando le nostre verità, al massimo, possono essere vere solo per noi stessi.

Chi nel successo diventa presuntuoso, non sa più ascoltare nessuno,
diventa incapace di leggere la realtà e confida solo nella sua arroganza.
(Enzo Bianchi)

L’antidoto

Esiste un antidoto all’arroganza?

Una pozione che ci permetta di far pace con le nostre debolezze, di accettare i nostri demoni? Di essere in empatia con quelle degli altri?

Forse sì.

L’umiltà.

L’essere consapevoli che si può sempre imparare da chiunque, non importa quanto sia arrivato, o quanto successo abbia, o quanto la sua vita sia meravigliosa ed equilibrata.

Anche quando ci occupiamo di crescita personale. Anche quando abbiamo la fortuna di conoscere qualche strumento in più.

Mentre parliamo di cresta personale, dovremmo ricordarci che siamo in cammino esattamente come chi ci sta di fronte. Come chi magari è partito dopo, magari è partito da un punto diverso, ma che è pur sempre nello stesso cammino.

Mentre parliamo di cresta personale, dovremmo ricordarci che siamo in cammino esattamente come chi ci sta di fronte. Come chi magari è partito dopo, magari è partito da un punto diverso, ma che è pur sempre nello stesso cammino. Condividi il Tweet

Quel cammino che giorno dopo giorno non ci porterà all’illuminazione. Non ci porterà alla perfezione. Né ci porterà ad essere un guru o una guida o un esempio.

Ma che ci porterà semplicemente ad essere una persona che si sta mettendo in gioco. Che sta cercando di guardare in faccia alle proprie debolezze, al proprio essere piccolo, al proprio essere umano.

È in quel momento che possono arrivare grandi lezioni da chiunque incontri. È in quei momenti che puoi guardarti allo specchio nell’altro e ricevere grandi insegnamenti.

Vuoi essere un grande?
Comincia con l’essere piccolo.
Vuoi erigere un edificio che arrivi fino al cielo?
Costruisci prima le fondamenta dell’umiltà.
(Sant’Agostino)

La chiave delle meraviglie

Ricorderò per sempre un episodio.

Un paio di settimane fa ero ad una presentazione letteraria. C’erano diversi autori tra cui una un’autrice di poesie.

Questa persona parlava di sé come di una persona ansiosa, debole, ancora con tante cose da risolvere. Non una formatrice, non un guru, non un maestro.

Ma quella donna mi ha fatto vivere una delle più importanti esperienze emozionali della mia vita.

Ha cominciato a parlare di perdono. Di quanto fosse importante perdonare se stessi.

Mi è arrivata dentro come una lancia. Una lancia affilatissima, dolorosa ma calda. Calda di quel calore dell’amore per se stessi. E dell’amore per gli altri. Un grande messaggio, una grande lezione.

Allora mi chiedo: chi può parlare di crescita personale? Chi ha studiato, chi ha fatto corsi, chi ha preso una certificazione di coaching? Oppure ciascuno di noi è sia attore che spettatore di crescita personale?

Ho imparato questo: che ognuno di noi può ricevere da chiunque grandi messaggi e grandi lezioni. Lezioni che non ti porteranno sulla strada dell’illuminazione, ma ad essere forse un po’ migliore di ieri.

Che quando ti approcci alla vita (e alla crescita personale) con l’umiltà di chi è ancora in cammino, puoi trovare la chiave della meraviglia. Di quella meraviglia, di quella capacità di stupirti e di sorridere al grande senso di ironia della vita. Di sorridere anche davanti allo specchio dell’altro che ti mette davanti qualcosa che ancora non sai o che non hai ancora risolto.

Ho risposte approssimative e possibili credenze e diversi gradi di certezza di cose diverse, ma io non sono assolutamente sicuro di nulla e ci sono molte cose di cui non so nulla. Non devo avere per forza una risposta. Non mi sento spaventato di non sapere le cose.
(Richard P. Feynman)

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